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Nuova Kalabsha
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mwdgNuova Kalabsha è un mwdwpromontorio situato nei pressi di mweaAssuan in mweqEgitto.cite-ref-1[1] Ospita numerosi importanti templi, strutture ed altri resti che sono stati portati qui dal sito di Vecchia Kalabsha (mwfgarabo: mwfwBab al-Kalabsha, "Porta di Kalabsha"; mwgagreco: Τάλμις, mwgqTalmis; in mwggLingua egizia mwgwTaset o mwhaTermis) per evitare che fossero sommersi dal mwhqlago Nasser, le cui acque stavano salendo a causa della costruzione della mwhgdiga di Assuan.
Contents
• Note
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Tempio di Kalabsha
Nella mwigBassa Nubia, l'antica mwiwWawa degli Egizi, vi è il tempio di Kalabsha (o tempio di mwjaMandulis) principale struttura di Kalabsha. L'intero tempio mwjqromano dedicato a Mandulis, personificazione nubiana del dio mwjgHorus,cite-ref-2[2] fu spostato qui nel 1970. Durante lo spostamento, il tempio fu tagliato in 13mwkw 000 blocchi. Uno dei portali di accesso è oggi presso il mwlaMuseo egizio di mwlqBerlino.cite-ref-appia1-3-0[3] Fu costruito dall'mwmgimperatore mwmwAugusto, sulle rovine di un mwnatempio eretto da mwnqAmenofi II ed era il più grande tempio della mwngNubia egizia.
Descrizione
Costruito come il classico tempio egizio conserva un alto mwoqpilone con al suo interno una scala che consente l'accesso al tetto. Quindi un cortile con colonne con capitelli compositi, una mwogsala ipostila in origine composta da dodici colonne e il mwownaos.
Tempio di Gerf Hussein
Descrizione
In origine era in parte scavato nella roccia, in una versione molto più semplice del tempio di mwawAbu Simbel e preceduto da un viale di mwbasfingi.cite-ref-appia2-6-0[6] Durante l'allagamento del mwcqlago Nasser, la parte esterna alla roccia fu smantellata e ricostruita nella nuova Kalabsha. La parte scolpita nella roccia fu lasciata al suo posto, ed è oggi sommersa dalle acque. Solo alcuni rilievi e statue furono salvati e donati a vari musei.cite-ref-appia2-6-1[6]
Tempio di Beit el-Wali
Il tempio scolpito nella roccia, dal nome tecnico di mwea"hemispeos", è poco distante dal tempio di Mandulis e fu spostato da una squadra di archeologi polacchi. Costruito dal viceré di Kush era dedicato a Ramesse II ed agli dei mweqAmon e mwegAnuqet (tra gli altri). In origine era abbellito con colori sgargianti, ma i dipinti furono rimossi nel XIX secolo, e sono ora esposti presso il mwewBritish Museum. I bassorilievi sono ben realizzati, raffigurano scene di guerra con i Nubiani e vi sono rappresentati mwfaRamses II con i figli mwfqAmonhiwonemef e mwfgKhaemuasetcite-ref-7[7].
Descrizione
In origine davanti al tempio si innalzava il mwhqpilone in mattoni. Oggi il portale d'accesso si presenta con gli stipiti decorati da immagini rituali di Ramses II.
Ramses II appare con il mwigkhepresh e con il mwjaKhopesh mentre afferra per i capelli un prigioniero e mentre colpisce un nubiano, scena così descritta da mwjqIppolito Rosellini: mwjg"Ramesse II percuote un nero, emblema dei popoli di Cusc".cite-ref-8[8]
In questi rilievi sono rappresentati i due figli di Ramses II, probabilmente nella loro prima esperienza in battaglia durante il regno di mwlaSeti Icite-ref-9[9] che partecipano alla carica sul mwmqcarro assistiti da attendenti, vista la loro giovanissima età. mwmgAmonhiwonemef, il più grande dei due fratelli, è anche raffigurato mentre trascina prigionieri siriani.
Dal cortile si accede, tramite tre varchi, al mwpavestibolo, anch'esso scavato nella roccia. Questo presenta due mwpqcolonne con fusto scanalato, definite "protodoriche" da mwpgChampollion e recanti i mwpwcartigli del sovrano.
Il vestibolo è decorato con vivide scene religiose di Ramses II davanti a mwqqHorus e mwqgSelkis. A destra del varco di ingresso al mwqwnaos, vi è rappresentata la dea Anuqet mentre allatta il giovane Ramses II che già possiede le mwrainsegne del potere mentre dalla parte opposta il sovrano è allattato da Iside.
Sul fondo, in due nicchie, vi sono, in una la mwrgtriade: mwrwKhnum, Ramses II, e Anuqet. Nell'altra quella del falco Horus di Quban (fortezza posta all'ingresso del mwsqWadi Allaqi e accesso alle miniere d'oro di mwsgBerenice Pancrisia), Ramses II e mwswIside.cite-ref-11[11] Sono anche rappresentati la dea mwuaSatet di mwuqElefantina, il dio Horus di mwugBuhen e la dea scorpione Iside-Hededyt molto venerata in Nubia.
Oltre il vestibolo, vi è il naos, con i pochi resti di tre statue.
Chiosco di Qertassi
Il mw6achiosco di Qertassi è "un piccolo tempio mw6qperiptero romano con all'interno quattro mw6gcolonne a capitello palmiforme e due mw6wpilastri mw7ahathorici al mw7qportale d'ingresso".cite-ref-12[12] Edificato in origine nell'antica mw8gTzitzis o mw8wQirtas, era dedicato alla dea mw9aIside. Non si conosce il nome dell'architetto, ma è probabilmente contemporaneo al mw9qchiosco di Traiano a mw9gFile".cite-ref-13[13]
Descrizione
Si tratta di una piccola ed elegante struttura "incompleta e non inscritta col nome dell'architetto, ma probabilmente contemporanea del chiosco di mw-qTraiano a File".cite-ref-14[14] Secondo Günther Roeder, primo studioso a pubblicare una ricerca su questo edificio, il chiosco di Qertassi risale al mwaqiperiodo romano di Augusto o addirittura a prima.cite-ref-15[15]
Questo incantevole chiosco spostato nel sito di Nuova Kalabsha in Egitto meridionale, "un tempo si trovava all'entrata delle cave di arenaria" di Qertassi.cite-ref-19[19]
I suoi mwar0capitelli sono decorati con teste di mwar4Hathor, in onore della dea che fu patrona dei cavatori e dei minatori.cite-ref-a-20-0[20] Dato che Hathor era spesso associata con mwasmIside, come a mwasqFile, è stato ipotizzato che questo chiosco ed i piccoli templi di mwasuDabod e mwasyDendur fossero stazioni lungo la via di pellegrinaggio utilizzata dai mwascsacerdoti che portavano l'immagine di Iside per tutta la mwasgBassa Nubia".cite-ref-a-20-1[20]
Tempio di Dedun
Descrizione
Il tempio semirupestre risale all'epoca Romana ma la divinità era molto antica ed è già presente nei "mwat0mwat4Testi delle piramidi".cite-ref-dei1-22-1[22] Posto a sud-ovest del Tempio di Mandulis, il tempio di Dedun è composto da un vasto cortile aperto di circa 10 metri e di un locale scavato nella roccia. Solo sull'architrave sono presenti decorazioni. Vi è anche una mwaumstele del viceré mwauqAmenemope in ricordo della vittoria sui Nubiani da parte di mwauuSeti I.
Stele di Psammetico II
La stele è stata casualmente scoperta nel 1964 durante alcuni lavori di sterramento. In essa si rievoca la guerra contro il regno di mwaugKush sotto mwaukPsammetico II e condotta dal suo comandante Amasi. In essa sono incisi i mwauocartigli dei sovrani kushiti e di mwausNecao II, padre di Psammetico II.cite-ref-23[23]
Galleria d'immagini
Note
cite-note-11. ↑ Rosalie David, mwaxyDiscovering Ancient Egypt, facts on File 1993. p.103
cite-note-22. ↑ Mario Tosi, mwaxoDizionario Enciclopedico delle Divinità dell'Antico Egitto, pag. 71
cite-note-appia1-33. ↑ Maurizio Damiano-Appia, mwayiDizionario enciclopedico dell'antico Egitto e delle civiltà nubiane, pag. 146
cite-note-44. ↑ Maurizio Damiano-Appia, mwayyEgitto - Itinerari
cite-note-james1-55. ↑ T.G. Henry James, mwaywRamesse II, pag. 171
cite-note-appia2-66. ↑ Maurizio Damiano-Appia, mwaziDizionario enciclopedico dell'antico Egitto, pag. 120
cite-note-77. ↑ T.G. Henry James, mwazyRamesse II , pag. 86
cite-note-88. ↑ Franco Serino, mwazoL'antico Egitto di Ippolito Rosellini, pag. 38
cite-note-99. ↑ T.G. Henry James, mwaz4Ramesse II, pag. 250
cite-note-1010. ↑ Mario Tosi, mwaaiDizionario Enciclopedico delle Divinità dell'Antico Egitto, pag. 271
cite-note-1111. ↑ AA.VV., mwaayEgitto 7000 anni di Arte e Storia, pag. 225
cite-note-1212. ↑ mwaaoChicago House Bulletin "The Sitts go to sea: Egypt doesn't end at Aswan", University of Chicago, Vol.7 No.2 (15 aprile 1996)
cite-note-1313. ↑ Christine Hobson: mwaa4Exploring the World of the Pharaohs: A complete guide to Ancient Egypt. Thames & Hudson 1993 paperback, p.185
cite-note-1414. ↑ Christine Hobson, mwabiExploring the World of the Pharaohs: A complete guide to Ancient Egypt, Thames & Hudson 1993 paperback, p.185
cite-note-1515. ↑ Günther Roeder, mwabyDebod bis Bab kalabsche, (Il Cairo, 1911-12), pp.146-179
cite-note-1616. ↑ Margaret A. Murray, mwaboEgyptian Temples, Dover Publications, 2002. p.192
cite-note-1717. ↑ Murray, pp.192-193
cite-note-1818. ↑ Dieter Arnold, Nigel Strudwick, Sabine Gardiner, mwaceThe Enciclopedia of Ancient Egyptian Architecture, I.B., Tauris Publishers, 2003. p.192
cite-note-1919. ↑ Lorna Oakes, mwacuPyramids, Temples and Tombs of Ancient Egypt: An Illustrated Atlas of the Land of the Pharaohs, Hermes House:Anness Publishing Ltd, 2003. p.209
cite-note-a-2020. ↑ Oakes, p.209
cite-note-2121. ↑ Dieter Arnold, mwac4Temples of the Last Pharaohs, Oxford University Press, 1999. p.240
cite-note-2323. ↑ Franco Cimmino, mwadkDizionario delle dinastie faraoniche, pag. 368
Bibliografia
• T.G. Henry James, mwad0Ramesse II, Edizioni White Star
• Maurizio Damiano-Appia, mwad8Dizionario enciclopedico dell'antico Egitto e delle civiltà nubiane, Mondadori, ISBN 88-7813-611-5
• Mario Tosi, mwaeiDizionario Enciclopedico delle Divinità dell'Antico Egitto - Vol. I, Ananke, 2004, ISBN 88-7325-064-5
• Françoise Dunand, Cristiane Zivie-Coche, mwaeuDei e uomini dell'Egitto antico, "L'Erma" di Bretschneider, 2003, ISBN 88-8265-225-4
• Maurizio Damiano-Appia, mwaegEgitto - Itinerari, Fabbri Editore, 1997
• Franco Cimmino, mwaeoDizionario delle dinastie faraoniche, Bompiani, 2003, ISBN 88-452-5531-X
• AA.VV, mwae0Egitto 7000 anni di Arte e Storia, Bonechi, 2006, ISBN 88-476-1866-5
• Franco Serino, mwafaL'antico Egitto di Ippolito Rosellini, White Star, 2003, ISBN 88-8095-438-5
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